Prima ancora di entrare nelle sale al primo piano dell’Oratorio di Santa Maria della Vita c’è l’immagine del trentenne fotografo bengalese Ismail Ferdous, due donne che si divertono nel quartiere newyorchese di Queens. Durante la variopinta festa di Holi, di origine indiana, quando ci si ritrova per cantare, ballare e lanciarsi addosso polveri colorate all’inizio della primavera. Una volta entrati, a sinistra campeggia il grande ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana ripresa da Steve McCurry nel 1984. Scelta come introduzione per la mostra “Women. Un mondo in cambiamento”, che fino al 17 maggio, ingresso 10 euro, racconta in via Clavature 8/10 un secolo di storie al femminile attraverso gli scatti dei grandi reporter della National Geographic Society.

Un’idea nata per salutare il suffragio universale ottenuto dalle donne un secolo fa. Dalle sei sezioni, “Bellezza”, “Gioia”, “Amore”, “Saggezza”, “Forza” e “Speranza”, emergono le giovani reclute del servizio di difesa dell’arcipelago di Tonga, che si esercitano nelle arti marziali, due raccoglitrici di foglie di tè in Sri Lanka e Mary Lengees, una delle prime donne a dedicarsi alla protezione degli elefanti. E poi una donna afghana in burqa integrale rosso che trasporta sulla testa una gabbia di cardellini, opera dell’americano Thomas J. Abercrombie del 1968, una neomamma che fa un bagno alle erbe al suo bambino, assecondando un rituale che segue il parto, e una ragazza in pausa sigaretta a Lagos, in Nigeria.

A completare la mostra la sezione “Ritratti”, una serie di scatti intimi e biografici di un gruppo di attiviste, politiche, scienziate e celebrità intervistate da “National Geographic”. Per il numero speciale della rivista pubblicato ai tempi della prima donna alla direzione del “National”, Susan Goldberg. Tra esse Nancy Pelosi, Oprah Winfrey, il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern e la senatrice a vita Liliana Segre, scelta anche come simbolo per l’Italia insieme alla schermitrice Bebe Vio e alla fisica Fabiola Giannotti, direttrice del Cern di Ginevra. La mostra è organizzata dal National Geographic in collaborazione con Genus Bononiae e Fondazione Carisbo, alla loro seconda collaborazione dopo “Planet or Plastic?” dell’anno passato.

Piero Di Domenico