A volte ritornano. E’ proprio vero che nessuno strumento mediatico sparisce mai del tutto ma è sempre lì pronto a ritornare a galla. E’ accaduto persino al drive in, simbolo americano di quegli anni ’50 in cui una macchina ormai l’avevano tutti e dove, come ironizza con un filo di perfidia il critico Paolo Mereghetti, non era certo il film, visto in condizioni a dir poco discutibili, l’obiettivo principale. Quanto piuttosto “il pomiciare cheek to cheek”, quanto di più lontano dagli odierni obblighi di distanziamento sociale. Un’esperienza, quella del drive-in, lunga quasi un secolo visto che il primo cinema all’aperto con macchine risale al 1933. In un paesino a pochi chilometri da Philadelphia, quando l’idea venne a un rivenditore di ricambi per auto per aiutare la madre  decisamente sovrappeso, che aveva difficoltà nel sedersi nelle poltrone delle sale dell’epoca. Un modello riproposto sporadicamente con una spolveratina di vintage, di recente anche da Fico, assurto incredibilmente a modello salvifico nell’epoca del Covid 19. Magari con qualche fraintendimento di troppo come nel caso dell’ipotizzato (ma da chi?) drive in per “Sotto le stelle del cinema” in Piazza Maggiore. Perché l’ipotesi del Crescentone preso d’assalto da orde di auto dopo anni di battaglie per la chiusura al traffico del centro storico aveva un retrogusto davvero farsesco. In maniera forse più plausibile il Comune sta lavorando all’ipotesi di un drive in al Parco Nord, magari con modalità in grado di tenere insieme proiezioni cinematografiche con musica dal vivo e per un periodo abbastanza lungo da giustificare il costo della struttura. Un modello comunque lontano anni luce da quell’’estate da caseggiato’ preannunciata dall’assessore Lepore, quasi un rimasuglio di una logica da grandi eventi e da assembramenti di massa che il Covid al momento sembra avere spazzato via. In ogni caso anche il drive in degli anni Duemila si prepara ad assumere abiti più ‘green’, come nel progetto Live drive in” che sta circolando in varie città italiane, Bologna compresa, con generatori a energia rinnovabile, bagni auto-igienizzanti e materiali ecosostenibili. Dovendo in ogni caso fare i conti con la chiusura forzata dei finestrini o con i dubbi legati agli impianti di condizionamento dell’aria. Ma siamo proprio sicuri che il vecchio drive in, anche se riverniciato di verde, sia una soluzione davvero plausibile per supplire alla chiusura delle sale e che il distanziamento delle auto possa colmare quello sociale? Il sospetto è si tratti solo di una strada comoda, grazie anche all’immediato appeal del revival, per non dover fare lo sforzo di una riflessione un po’ più complessa sulle sorti del cinema in sala, già messo duramente alla prova in tempi recenti dal proliferare di piattaforme e streaming. Soprattutto considerando che la formula del drive intende strizzare l’occhio soprattutto ai più giovani, proprio quei nativi digitali che dovrebbero trovare seducente mettersi davanti a un grande schermo seduti sui sedili di una macchina ancor prima di aver provato le comode poltrone di una sala. Sperando poi di non fare quegli spiacevolissimi incontri che Joe Lansdale descrive nel suo romanzo “La notte del drive in”.

Piero Di Domenico