Era l’estate del 2017 quando Sabrina Muzi, artista marchigiana che da anni lavora a Bologna ma con numerose frequentazioni del mondo asiatico, per un mese si era trasferita a Baishizhou, il più grande villaggio urbano di Shenzhen, megalopoli da 13 milioni di abitanti nel sud della Cina, simbolo dello sviluppo economico del Paese. Invitata da un gruppo di artisti e antropologi, Muzi si è installata in uno dei tantissimi miniappartamenti, in gran parte affittati a lavoratori immigrati, all’interno degli ‘handshake building’, palazzoni enormi uno di fianco all’altro. I villaggi urbani sono la risposta all’urbanizzazione frenetica e quello di Baishizhou è inserito in un gigantesco piano di riqualificazione urbana che ne prevede la demolizione nel giro di pochi anni. “Wandering Baishizhou”, che l’artista di origine marchigiana presenta giovedì 20 febbraio alle 15,30 al DamsLab di Piazzetta Pasolini con Lorenzo Balbi, Silvia Grandi e l’artista Zheng Ningyuan, è un autentico viaggio immersivo. Un progetto articolato di natura partecipativa e sviluppato in diverse fasi. Con la creazione di abiti, performance, scatti fotografici e la realizzazione di un film di 34 minuti. Sulla scorta delle relazioni instaurate con gli abitanti, Muzi ha raccolto vestiti e oggetti donati dagli stessi per realizzare nuovi abiti. Poi indossati da 3 residenti-performer, che come spiriti protettori dei luoghi accompagnano alla scoperta della vita del villaggio. Tornata di recente sul luogo, l’artista mostrerà anche scatti fotografici sulle trasformazioni del villaggio negli ultimi due anni. Il progetto, che tocca aspetti di antropologia e urbanistica, si muove nel perimetro dello sviluppo delle ‘global city’ e del fenomeno della ‘gentrificazione’, per cui quartieri storicamente abitati da fasce povere accolgono una popolazione più agiata.

Piero Di Domenico