L’abbuffata beethoveniana alla quale saranno chiamati inevitabilmente a partecipare in questo 2020, anno del 250° anniversario della nascita del compositore tedesco, gli amanti della musica dell’intero pianeta, è cominciata anche a Bologna dove la massima istituzione musicale della città, il Teatro Comunale, ha dedicato al sommo Maestro i primi due appuntamenti della stagione sinfonica.

Un omaggio che in realtà era iniziato già sul finire della stagione appena archiviata con l’eccellente Fidelio diretto da Asher Fisch, e che proseguirà ancora in altri tredici dei diciotto concerti programmati dalla Fondazione di Piazza Verdi. A questi si aggiungeranno due appuntamenti del Bologna Festival (quello del 7 maggio con il Balthasar Neumann Ensemble diretto da Thomas Hengelbrock e quello del 14 aprile con il pianista András Schiff), quello del 16 aprile con l’Orchestra Mozart diretta da Daniele Gatti, e altri di musica cameristica.

Per questo importante avvenimento il Teatro Comunale ha rispolverato, è proprio il caso di dirlo visto che non la programmava da quarant’anni, la Missa Solemnis, un brano di ampie proporzioni che mette a dura prova sia i quattro solisti che l’ampia compagine corale (l’ultima volta il Teatro Comunale la propose nel 1980, diretta da Vladimir Delman e dedicata alle vittime della strage del 2 agosto). E forse sono proprio le difficoltà esecutive, le nostre orchestre e cori sono più avvezze alla musica operistica, uno dei motivi per cui in Italia, quello che Beethoven stesso considerava il suo brano migliore, non gode di grande fortuna: in questo anno beethoveniano, il Comunale di Bologna è al momento l’unica Fondazione lirico-sinfonica che l’ha messa in produzione, a maggio se ne potrà ascoltare una di importazione a Pordenone con l’Orchestra della RTV Slovena, mentre in autunno la Giovine Orchestra Genovese dovrebbe proporre la sua versione al Teatro Carlo Felice.

Questa nuova proposta a Bologna (lo scorso 4 febbraio all’Auditorium Manzoni) poggiava, oltre che sulle sempre puntuali masse artistiche interne del Comunale, Orchestra e Coro, anche in questa occasione sulla bacchetta dell’israeliano Asher Fisch, direttore ormai di casa a Bologna e molto apprezzato dal pubblico. Ancora una volta Fisch, il cui nome è ormai in pole position per la successione a Michele Mariotti nella carica di direttore principale del Comunale, ha centellinato i recessi più intimi della partitura, toccando il punto di massima emozione nel Benedictus, dove il raccoglimento delle sonorità orchestrali fanno da sostegno al cantabile del violino solista, magnificamente eseguito da Paolo Mancini, raggiungendo un altissimo livello espressivo. Ma anche i tanti momenti di più alto coinvolgimento sonoro, grazie alla prova magnifica dell’Orchestra, hanno avuto il meritato apprezzamento del pubblico che gremiva la sala. Vanno elogiati naturalmente il Coro e il suo direttore, Alberto Malazzi, per l’impegno profuso nello studio e nell’esecuzione di un’opera vocalmente impervia, e i quattro straordinari solisti, il soprano Siobhan Stagg, il tenore Antonio Poli, il mezzosoprano Stefanie Irányi e il basso Felix Speer, soprattutto per la chiarezza espressiva. Circa sette minuti di applausi hanno salutato l’inaugurazione di stagione.

Marco Rizzi

Stagione che è proseguita l’8 febbraio con l’esecuzione del celeberrimo Concerto per violino e orchestra in re maggiore affidato all’archetto di Marco Rizzi, artista solidissimo e non avvezzo a divismo, capace di una tecnica strabiliante che tuttavia esibisce con pudore. Se una piccola critica si può fare a questo artista sta forse in una moderata empatia. Un uomo d’altri tempi, verrebbe da dire, per la sobrietà con la quale occupa la scena: dopo una prova eccellente, sommerso dagli applausi del Manzoni, ha regalato al pubblico un brano tratto da una Sonata di Bach, di quelli più meditativi e senza volere a tutti a costi strabiliare con pezzi di agilità, come fanno molti giovanissimi interpreti che vogliono stupire a tutti costi. Ad accompagnarlo un altro volto noto al pubblico bolognese, il francese Frédéric Chaslin, che nella seconda parte della serata ha diretto l’altrettanto celebre Sinfonia N. 4 in mi minore di Johannes Brahms.

Nicola Pirrone