La nuova produzione di Tristan und Isolde di Richard Wagner che ha inaugurato la stagione lirica 2020 del Teatro Comunale di Bologna rappresenta dopo i recenti anni di crisi una sorta di riconquista di quel titolo di “Teatro virtuoso” col quale dalla metà degli anni ’80 e per oltre un decennio veniva identificata la Fondazione di Piazza Verdi. Per la prima volta dopo un lungo periodo la settecentesca Sala del Bibiena è tornata a splendere con addobbi floreali e a richiamare persino un pubblico internazionale in una serata annunciata di gala, con tanto di tappeto rosso e carabinieri in alta uniforme all’ingresso, dove però a dominare è stata la sobrietà, non mancando naturalmente eleganza e qualche mise appariscente tra le signore.

Accolto da notevoli consensi da parte del pubblico, questo nuovo allestimento del Tristano e Isotta, l’azione scenica wagneriana che ha segnato un punto di svolta nella storia della musica (un po’ come la Nona Sinfonia di Beethoven e la Sagra della primavera di Stravinskij) si inserisce di diritto nelle manifestazioni di Arte Fiera e Art City in programma in questi giorni in città. La realizzazione scenica, coprodotta con il Teatro La Monnaie di Bruxellles, di Alexander Polzin e del regista Ralf Pleger, infatti, è costituita da tre installazioni di vera e propria arte visiva, una per atto, che se da un lato possono apparire stranianti rispetto al visionario racconto del sommo compositore tedesco, dall’altro lo arricchiscono di un fascino che ha il suo culmine nel secondo atto, il più passionale e coinvolgente, dominato dallo stupendo duetto d’amore tra i due protagonisti. Un enorme groviglio/cespuglio accoglie e fonde i due amanti ai corpi seminudi e imbiancati di mimi che proprio da quel groviglio pietrificato fuoriescono e si animano, con le belle coreografie di Fernando Melo. Il primo atto, più criptico, è dominato da enormi stalattiti (forse le vele dell’imbarcazione che tra trasporta Isolde verso re Marke?) che calano sulla scena creando un bell’effetto visivo, grazie anche al gioco di specchi che oltre a doppiare i personaggi riflette la splendida sala di Antonio Bibiena. Dopo che Tristano e Isotta hanno bevuto il filtro d’amore, le stalattiti si illuminano e attorno ad esse gli amanti si lasciano andare in quella nuova realtà, che va al di là del proprio io e oltre l’aspetto puramente sensuale. La scena del terzo atto è dominata invece da una parete basculante (il mare?) trafitta da cilindri che si accendono e roteano grazie all’efficace gioco di luci e ombre creato da John Torres. Uno spettacolo, insomma, assai suggestivo da vedere ma altrettanto difficile da associare al testo wagneriano, tutto giocato su cose accennate e non dette e dunque oggetto di tante possibili letture. Pleger, al suo debutto italiano, ha realizzato una regia che ricorda quelle più celebri di Bob Wilson: movimenti e gesti essenziali che mai inducono Tristano e Isotta a slanci o a qualche effusione amorosa come, pure, il libretto suggerirebbe, solo mani che si sfiorano e occhi che non si guardano. Ma, come è ben noto agli appassionati, Tristan und Isolde è un lavoro statico, dove accade ben poco. Al pari dei precedenti ultimi Tristan bolognesi, quello dell’83 firmato dalla coppia Pesko Ljubimov e quello del ‘96 della coppia Thielemann Berghaus, anche questo ha avuto la sezione musicale predominante su quella visiva. Facile, verrebbe da dire, se sul podio si ha la fortuna di avere un fuoriclasse come Juraj Valcuha. Il maestro slovacco (direttore musicale del Teatro di San Carlo di Napoli, ma di casa nelle stagioni del Comunale già da qualche anno) ha letteralmente messo le ali all’Orchestra del Comunale trascinandola, nelle circa quattro ore di spettacolo, a trasmettere l’enorme forza e la grande passione amorose che Wagner ha impresso alle sue melodie. Mai una sbavatura, un’incertezza, ma tanta attenzione al canto, al palcoscenico intero, dove anche il Coro (preparato da Alberto Malazzi) ha ben figurato nelle sue pur brevi apparizioni. Valcuha è stato il vero trionfatore della serata accolto, dopo ogni atto e al termine dello spettacolo, da lunghissime ovazioni. Qualcuno faceva notare come i bolognesi abbiano già dimentico l’amatissimo Michele Mariotti, direttore del Comunale per oltre un decennio. Ottimo il cast capitanato dalla superba soprano danese Ann Petersen, Isolde appassionata e grande presenza scenica; così come il Tristan di Stefan Vinke capace di reggere senza cedimenti l’impervio terzo atto. Gli altri ruoli sono stati sostenuti assai bene da Albert Dohmen (Re Marke), Ekaterina Gubanova (Brangaene), Martin Gantner (Kurwenal), Tommaso Caramia e Klodjan Kacani. A inizio serata il pubblico ha tributato un lungo applauso all’industriale farmaceutico Marino Golinelli, sostenitore dello spettacolo, che nei prossimi mesi festeggerà cento anni d’età.

Nicola Pirrone