Dai tradizionali giovedì di maggio dedicati al ciclo “I Classici” nell’Aula Magna di Santa Lucia deriva, nel tempo del coronavirus, una nuova rassegna online, “Parole per noi”. Da domenica 29 marzo, ogni giorno alle 12 sui social dell’Università di Bologna si potranno ascoltare, attraverso grandi artisti del cinema e del teatro, le voci pensatori e poeti classici che parlano al nostro presente. L’iniziativa, ideata dal Centro Studi “La permanenza del Classico”, diretto da Ivano Dionigi e coordinata da Federico Condello, vede il coinvolgimento di artisti come Marco Baliani, Sonia Bergamasco, Anna Bonaiuto, Elena Bucci, Monica Guerritore, Sandro Lombardi, Laura Marinoni, Ermanna Montanari, Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Elisabetta Pozzi, Stefano Randisi, Giulio Scarpati, Toni Servillo, Marco Sgrosso ed Enzo Vetrano. Su Facebook, Instagram, Youtube, ogni giorno alle 12, sarà possibile ascoltare le parole di antichi maestri. Pochi minuti quotidiani, a cominciare da domenica con Toni Servillo, per scoprire ancora una volta, attraverso i classici, quanto siano attuali e intatte le voci del passato. Un’iniziativa che ha chiamato a raccolta alcuni dei più affezionati tra gli ospiti che negli ultimi 18 anni sono stati ospiti delle serate in Santa Lucia, perché ricorda il Rettore Ubertini citando Umberto Eco, “i classici allungano la vita”. “Come risvegliati all’improvviso in un mondo sconosciuto – spiega il professor Dionigi – ci sentiamo smarriti e impotenti, con un grande bisogno di capire cosa sta accadendo attorno a noi e dentro di noi. A fronte delle nostre parole, che rischiano di suonare inadeguate, abbiamo pensato di ricorrere ancora una volta alle parole di coloro, i classici, che hanno scritto per noi e di noi. Anche se loro risposte ci appaiono superate, le loro domande rimangono intatte, attuali, urgenti: silenzio e ascolto, cura e amicizia, lontananza e prossimità, vita e limite, cadute e speranza. Le voci di Omero e Virgilio, Eschilo e Platone, Sofocle e Aristotele, Seneca e Agostino, Lucrezio e Marco Aurelio, maestri di pensiero lungo ai quali si devono, secondo Dionigi, “quelle parole che, resistendo al tempo e alle mode, aiutano a nominare la solitudine e il dolore, ma anche ad alimentare una nuova speranza”.