Nel giro di pochi giorni sono arrivati in libreria due volumi piuttosto diversi, uno è una graphic novel e parla di un grande nome internazionale, l’altro è un libro di storia, storia di una band bolognese che… ha fatto la storia.
Due libri così diversi hanno però molto in comune. Intanto l’ambito musicale in cui si muovono,il jazz, e poi la bolognesità dei due autori: un giornalista e grande esperto della materia come Vanni Masala ha raccontato, con i disegni di Marilena Pasini, la vicenda emozionante di Michel Petrucciani, un grande musicista come Checco Coniglio ha aperto la scatola dei ricordi per ripercorrere la vicenda della Doctor Dixie Jazz Band in cui milita da decenni.
Ecco i due libri.

VANNI MASALA E MARILENA PASINI – IO SONO MICHEL PETRUCCIANI (CURCI)

Si è pervasi da una certa tenerezza nel leggere la graphic novel con i disegni di Marilena Pasini e il testo di Vanni Masala, che racconta del ‘pianista dalle ossa di cristallo’, Michel Petrucciani, scomparso nel 1999 a 37 anni. Con quegli occhiali da vista grandi, lo sguardo tenero di chi sembra debba ancora esplorare il mondo, il fisco da nano per l’altezza di poco più di un metro a causa di una grave malattia genetica nota come ‘Sindrome delle ossa di cristallo’, quando lo portavano letteralmente allo sgabello del pianoforte, poi si assisteva al miracolo. Perché il piccolo genio ha lottato come pochi contro un destino già scritto, ma restano gli splendidi dischi incisi e il ricordo di averlo ascoltato dal vivo, in concerto. Nei disegni di Pasini – splendidi – c’è tutto l’amore e il rispetto per una persona straordinaria ed un artista che ha dato tutto se stesso al jazz. Nessuno l’hai mai percepito come ‘curiosità’ anzi, perché Petrucciani è sempre stato un jazzista di prima grandezza. La graphic novel racconta una storia straordinaria come il suo protagonista, raffigurato nei vari momenti di una vita intensa, in cui non si è risparmiato. E questo libro è un atto d’amore genuino, impreziosito dalla sentita introduzione di Paolo Fresu, che racconta dei suoi incontri con il pianista francese. E tra gli aneddoti riportati, ne spicca uno. Nel 1997 Riccardo Muti, direttore musicale della Scala, propose a Petrucciani di suonare insieme un brano di Gershwin ed al suo stupore gli rispose: ‘Lo chiedo per due motivi: il primo è che quando ho annunciato la mia scelta all’orchestra, tutti si sono alzati in piedi in una standing ovation, il secondo motivo è che Mozart è morto’. Il progetto non si realizzò. Resta la storia di Petrucciani testimoniata da questo libro, che tutti dovrebbero leggere, perché è una lezione di vita. [G.G.]

CHECCO CONIGLIO – JAZZ BAND  (MINERVA)

Francesco Coniglio aveva 14 anni quando ha iniziato a suonare il trombone, 16 quando con Nardo Giardina e Pupi Avati, ha fondato la Rheno Dixieland Band, 19 quando ha dato vita alla  Rheno Jazz Gang… tutte tappe d’avvicinamento a quel 1972 che ha visto la nascita della Doctor Dixie Jazz Band, la banda jazz più longeva d’Italia (c’è chi dice del mondo e forse ha ragione).  Attraverso la vicenda di questi complessi, Checco fa rivivere la straordinaria storia del jazz a Bologna, città che per molti anni del jazz è stata una delle capitali europee. Incontriamo i clarinettisti Lucio Dalla e Pupi Avati, entriamo nel Disclub di Alberto Alberti (forse il primo negozio di dischi jazz in Italia), facciamo due chiacchiere con Cicci Foresti e Amedeo Tommasi e mitici personaggi cui il jazz bolognese degli inizi deve tutto, entriamo nella cantina del dentista Francesco Lo Bianco e ascoltiamo Chet Baker piangere nella sua tromba. Passeggiamo per le strade del centro della Bologna di 50 anni fa e incontriamo Gerry Mulligan o Gato Barbieri… Ma, attenzione, non stiamo parlando di una nostalgica celebrazione del passato, ma di un modo, perfino… doveroso,  per spiegare a chi non c’era come questa città abbia sempre risuonato di grande musica. Jazz in questo caso, grazie a personaggi come quelli raccontati da Checco, e allo stesso Checco che dopo 63 anni soffia ancora dentro quel trombone ma che per una volta, con pari maestria ha impugnato la penna. [Lu.M.]