Un recensore d’eccezione per il Prog Festival di Porretta appena conclusosi in maniera trionfale. E’ Alberto Pietropoli, uno dei mitici fiati della Bononia Sound Machine, nonché membro dei Windopen e dei Central Unit. E quando un musicista parla di musicisti c’è da ascoltarlo…

Dici Porretta Terme e subito abbini a questo nome il suo famoso e ormai consacrato Soul Festival che da 20 anni è diventato appuntamento estivo imperdibile per gli appassionati del genere; ma la stessa magia si è rivissuta nelle tre sere (4, 5 e 6 Agosto) per il debutto del Porretta Prog Festival.
Un’idea di Bibi Bernardi, Marco Giorgio Cespugli, Marco Coppi e Gianni Landroni, che si è dimostrata vincente sia per la qualità delle proposte (gruppi storici della musica Progressive Inglese quali Soft Machine, i canterburiani Caravan e Martin Barre, lo storico chitarrista dei leggendari Jethro Tull) sia per la forse solo auspicata presenza di pubblico.
La bella arena del Rufus Thomas Park ha infatti offerto tutte e tre le sere un colpo d’occhio strabiliante, tanto che spesso gli stessi musicisti, ringraziando per le ovazioni tra un brano e l’altro, proferivano “it’s beatiful” ammirando la folta platea plaudente.
Dicevamo quindi, Soft Machine la prima serata: la performance di Etheridge alla chitarra,Babbington al basso e Marshall alla batteria ai quali si è aggiunto (dal 2006, dopo la scomparsa del sassofonista Elton Dean) Theo Travis (sax e flauto) è stata assolutamente brillante, rassicurando brano dopo brano sulla attualità e freschezza del repertorio, che risulta all’ascolto totalmente non datato. Gli assolo di Etheridge e Travis (sia al sax che al flauto) sono state perle che andrebbero riascoltate più volte.

Soft Machine (foto Stefano Zuppiroli)

La seconda serata ha visto sul palco i Caravan di Pye Hastings che hanno alternato vecchi classici a brani di ultima produzione (forse meno incisivi). Con il loro Prog tipicamente Canterburiano, che spesso sconfina nel folk grazie ai ritmi coinvolgenti, il violino ed il flauto di Richardson e le tastiere di Jan Schellhaas, hanno scaldato l’arena; ci piace sottolineare anche il personalissimo timbro della voce di Hastings marchio indelebile delle loro canzoni.

Caravan (foto Lucio Mazzi)

Infine l’assoluto trionfatore del Festival, Martin Barre con la sua Jethro Tull’s Martin Barre Band, che ha riproposto con grande energia riletture di più brani della iconica band capitanata da Ian Anderson, seguendo filologicamente le uscite dei vari albums a partire da Stand Up, proseguendo con Benefit, Aqualung etc.
Supportato da una band granitica (Dan Crisp voce, Alan Thompson basso e Darby Todd batteria) colui che si è confermato essere “il suono dei Jethro Tull” si è presentato in forma smagliante, non risparmiando nemmeno furiose galoppate tra il pubblico e chiamando spesso il “clap your hands” per poi sfoggiare assolo di grande spessore.

Jethro Tull’s Martin Barre Band (foto Fabrizio Mazzotti)

Se, come dice il vecchio adagio, il buongiorno si vede dal mattino, l’esordio del Porretta Prog Festival promette una sicura prosecuzione negli anni a venire, poiché il successo di pubblico è stato evidente e, come più volte ammesso da Marco Coppi (brillante e garbato presentatore delle serate), probabilmente oltre le aspettativa.
Concludiamo con una breve (ma solo per ragioni di spazio) menzione dei tre gruppi che hanno fatto da apertura alle serate, gruppi di estrazione locale (iniziativa meritoria degli organizzatori) che hanno offerto prestazioni di assoluto livello: Monkey Diet, Dst e Stefano Testa e Direzione Artistica Live Band.
Appuntamento, ne siamo certi, al prossimo anno in quella che sta diventando a tutti gli effetti la Città della Musica: Porretta Terme.
Alberto ‘Poli’ Pietropoli musicista