La nuova stagione dell’Arena del Sole partirà l’11 ottobre all’ombra cupa dell’annuncio che il Mibac ha tagliato i fondi del Fus. Circa 100.000 euro in meno, su un finanziamento di 1.858.212 euro ma già decurtato lo scorso anno, con l’aggravante che la notizia è arrivata solo a luglio quando il cartellone era già definito, si erano presi impegni, si erano ingaggiati artisti e finanziato spettacoli. Nella schizofrenia dello stesso Ministero che nel processo di valutazione dei palcoscenici italiani ha riconosciuto Ert, di cui Arena del Sole è parte, come primo Teatro Nazionale. Il direttore artistico Claudio Longhi tira dritto: “La stagione non verrà mutata”. Ma ora è tempo di cercare nuove risorse, si lanciano appelli alla città, ai privati attraverso il progetto LovErt, una “chiamata” ad aziende ed imprese perché sostengano il teatro pubblico (considerando che i contributi si possono detrarre fiscalmente attraverso l’Art Bonus).
Finanziare i teatri e la cultura è il dovere e la necessità di ogni comunità che voglia crescere in maniera libera. Ed è normale che questo sostegno arrivi prima di tutto per mano di chi ci governa. Tradisce quindi la comunità, quel Governo che pur riconoscendo il valore e la qualità dell’operato di un teatro decida comunque di tagliargli i fondi, di togliergli il respiro, mettendo a rischio il lavoro, la professionalità di tanti che costruiscono una stagione.

Il cartellone dell’Arena si svolgerà comunque, indagando ancora i confini del presente, anche se questo comporta partire dal passato, radiografando l’identità dell’uomo in rapporto agli altri, alla costruzione del pensiero, nella costruzione della società. Il titolo guida è “Bye bye ’900?”, guardando all’eredità del “secolo breve”, portatore di innovazione, di cambiamenti, di progressi ma anche di atrocità. In programma 45 titoli di cui 13 produzioni Ert per un totale di 194 serate, incluse le matinée dedicate alla scuola. L’intera programmazione si trova sul sito http://bologna.emiliaromagnateatro.com/ ma questi sono alcuni degli appuntamenti da segnarsi in agenda.

Dall’11 ottobre Canto per l’Europa. Viaggio in musica e parole alle origini dell’Occidente, di Igor Coretti Kuret e Paolo Rumiz, con le parole del giornalista e scrittore che si intrecciano alla musica dell’European Spirit of Youth Orchestra per rileggere il mito fondativo dell’Europa.

Dal 6 novembre, uno spettacolo “monster”, in due parti, di Antonio Latella che rilegge La valle dell’Eden di John Steinbeck, per la traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini. Scrive nelle note di regia Latella: “Esiste l’Eden? È mai esistito? Esisteva l’Eden prima che l’uomo avesse il dono di dare il nome alle cose?”.

Dal 19 novembre una prima lettura dell’opera del “Bardo” da parte di Davide Carnevali che porta in scena Lorca sogna Shakespeare in una notte di mezza estate, da “Il pubblico” e “Commedia senza titolo” di Federico García Lorca.

Dal 4 dicembre un’ospite internazionale. Arriva Constanza Macras con il suo Hillbrowfication. A part of Space Tales, future cities, un progetto performativo con bambini e giovani dai 5 ai 22 anni provenienti dalla zona di Hillbrow, quartiere tra i più difficili di Johannesburg.

Dal 5 dicembre, in scena una realtà bolognese, i Kepler-452 nel nuovo spettacolo F. Perdere le cose, produzione di Ert. Una seconda foto mossa scattata lungo la via Emilia, un’indagine intorno a una biografia e un nuovo tentativo di coinvolgere sul palco il protagonista della storia.

Il 12 dicembre segna il ritorno all’Arenda del Sole di Enzo Vetrano e Stefano Randisi che interpretano Quando la vita ti viene a trovare. Dialogo tra Lucrezio e Seneca di Ivano Dionigi: uno scontro filosofico tra due maestri del pensiero classico per guardare a due diverse anime che abitano la cultura occidentale da secoli.

Dal 17 dicembre debutto alla regia di Lino Guanciale che si cimenta nel testo di Elias Canetti Nozze, con gli attori della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro. Lo scrittore prefigura la folle catastrofe dell’Europa nera dei nazionalismi tra le due guerre mondiali.

Dal 9 gennaio ancora un grande classico, con Gabriele Lavia che firma la regia e interpreta I giganti della montagna di Luigi Pirandello, «l’ultimo dei miti, testamento artistico di Luigi Pirandello, punto più alto e sintesi della sua poetica».

Dal 16 gennaio in scena Antigone di Sofocle, uno spettacolo di Massimiliano Civica, con Oscar De Summa, Monica Demuru, Monica Piseddu, Francesco Rotelli, Marcello Sambati. Lettura della tragedia classica per capire l’uomo contemporaneo e la società di oggi.

Dal 31 gennaio Antonio Viganò e Bruno Stori presentano Otello Circus, uno spettacolo lirico-teatrale, ispirato alle opere di Giuseppe Verdi e William Shakespeare, ambientato all’interno di un tendone.

Dal 6 febbraio Marco Paolini presenta il suo nuovo spettacolo Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse, scritto insieme a Francesco Niccolini, per la regia Gabriele Vacis. Paolini sceglie di confrontarsi con l’Odissea: un canto antico tremila anni, passato di bocca in bocca e di anima e di anima, che ha segnato la storia dell’Occidente.

Dal 7 febbraio alle Moline, Roberto Magnani in Macbetto o La chimica della materia rilegge il testo di Giovanni Testori con la «volontà di proseguire una particolare ricerca rivolta agli aspetti musicali della lingua teatrale».

Dal 22 febbraio, Pascal Rambert in Architecture, prima nazionale di uno spettacolo che ha debuttato lo scorso luglio al Festival di Avignoni, un grande racconto dell’Europa, splendida e terribile, nei trenta foschi anni tra le due guerre mondiali.

Dal 19 marzo l’atteso ritorno di Emma Dante con Misericordia, una storia struggente che racconta una realtà squallida, intrisa di povertà, analfabetismo e provincialismo, esplora l’inferno di un degrado terribile, sempre di più ignorato dalla società; racconta la fragilità delle donne, la loro disperata e sconfinata solitudine.

Dal 26 marzo un’altra radiografia del Sud Italia offerta da Toni Servillo in Eternapoli, spettacolo che unisce la voce recitante dell’attore, a quella di Imma Villa e alla musica eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. La pièce è tratta dal libretto dello scrittore napoletano Giuseppe Montesano, che racconta il progetto dell’ambiguo e spietato Calebbano, un essere agghiacciante ma non troppo lontano dalla realtà, di trasformare Napoli in Eternapoli, un grande parco di divertimenti sulla storia della città.