Un applauso al Mambo e a chi lo dirige e lo governa. Ha fatto esattamente quello che tutti dovremmo fare in questo tempo di pandemia: avere una visione e realizzarla, dare un segno concreto di cambiamento, guardare oltre al limite delle vecchie abitudini. Fare di necessità virtù. È cosi che il Mambo cambia veste e diventa una factory, un laboratorio di produzione, un luogo riservato agli artisti che prenderanno possesso della grande Sala delle Ciminiere, in futuro divisa in tanti studi e in laboratori: una falegnameria, una stanza riservata alle produzioni fotografiche, un’altra dove registrare video, una riservata ad una radio. Il progetto si chiama “Nuovo Forno del Pane” ed è stato elaborato da Lorenzo Balbi, con l’appoggio del Cda, e il plauso del Comune e di altre istituzioni che collaboreranno alla sua realizzazione.

Certo, il Covid-19 ha dimezzato il bilancio dell’Istituzione Bologna Musei causando la cancellazione delle mostre in programma. Ma si poteva sopravvivere invocando tempi migliori e cercare di metterci una pezza. Invece la direzione del Mambo è stata capace di introdurre una nuova visione di museo che non sarà più semplicemente un luogo dove andare ad ammirare mostre. Una visione che sopravviverà alla pandemia. Le collezioni e il Museo Morandi saranno accessibili appena possibili ma anche in questo caso se ne rivoluzionerà la visione con approfondimenti, focus, riscoperta di alcune opere, riflessioni sull’arte contemporanea.

Il “Nuovo Forno del Pane” prenderà il via fra una quindicina di giorni con una call aperta agli artisti bolognesi che dovranno presentare il loro portfolio e una idea di lavoro. Se ne selezionerà una dozzina che lavorerà negli studi almeno fino alla fine dell’anno. Poi, se l’emergenza sanitaria cesserà, se l’economia della cultura si sarà ripresa, si penserà come proseguire l’esperienza in altri spazi. Il pubblico potrà seguire lo sviluppo dei lavori attraverso un sito che sarà allestito per l’occasione e poi, quando si potrà, anche con visite in loco.

Ma c’è un altro piccolo miracolo compiuto dal “Nuovo Forno del Pane”: creare una comunità, mettendo fianco a fianco non solo gli artisti ma anche le tante e diverse istituzioni dell’arte bolognese. In questa città non sempre è stato facile creare sinergie e dialoghi, collaborazioni e percorsi condivisi. Anzi molto spesso in passato ci si è pestati i piedi allegramente.
Ben venga quindi una iniziativa come il “Nuovo Forno del Pane” che ha un logo disegnato da Aldo Giannotti e una bella premessa. “Mi piace riscoprire l’identità produttiva di questo luogo che nel 1915 è stato pensato dal sindaco Francesco Zanardi per produrre il pane in un momento di crisi – ha spiegato Lorenzo Balbi, responsabile dell’area contemporanea dell’Istituzione Bologna Musei -. Abbiamo ascoltato le necessità della comunità degli artisti, degli operatori del territorio e abbiamo accolto le loro richieste: per alcuni di loro vorrà dire avere uno spazio in cui operare. Stiamo inaugurando un cambio di rotta e rivediamo l’azione del museo, una sua nuova vocazione. Non possiamo ricominciare da dove abbiamo lasciato prima dell’emergenza sanitaria”.

Paola Naldi