È allestita fino al 30 novembre alla Ono Gallery Pink Floyd. Il lato oscuro, con 40 scatti dei fotografi Storm Thorgerson, Jill Furmanovsky, Baron Wolman e Colin Prime. Soprattutto Thorgerson, straordinario artista grafico, ha legato la propria attività con la band di Roger Waters a copertine ed illustrazioni di rara efficacia, che fanno anche comprendere come la band inglese non abbia mai trascurato l’impatto visivo della propria produzione discografica. Anzi, la cura è sempre stata maniacale.

Il percorso fotografico racconta della storia di una band seconda solo a Beatles e Rolling Stones per numero di fans in tutto il mondo, e della quale ancora nel 2019 continuano ad essere pubblicate rarità e registrazioni più o meno inedite. Come dimostra ‘The Later Years 1987 – 2019’, un box di diciotto dischi in uscita a novembre (prezzo circa 450 euro), sul quale anche i fans più accaniti mostrano qualche perplessità. Si rischia insomma, di raschiare il barile. Ma la Pinkfloydmania continua, sui due versanti: da una parte la storia del celebre marchio, dall’altra la produzione di Roger Waters (dischi e tournée) del quale uscirà nei prossimi giorni il film con il concerto del tour dello scorso anno che toccò anche Bologna. Inutile negarlo: Pf è un marchio che rende e che per ora non mostra cedimenti. Per non citare poi delle tribute band sparse nel mondo, che assicurano altri cospicui diritti d’autore a Waters e compagni.
Al di là di queste considerazioni un po’ ‘morali’ sulla portata del fenomeno, la mostra è interessante perché racconta la storia di una delle band più importanti della scena mondiale. A cominciare dalla nascita della band, nel 1965, con tra i fondatori Syd Barrett, genialoide chitarrista e compositore bruciatosi troppo presto per l’abuso di stupefacenti, Lsd in primis. Tanto che nel 1968 sarà allontanato e sostituito da David Gilmour. Da quel momento comincia un successo planetario, fino alle ‘baruffe’ legali con l’uscita di Waters e la guerra per l’utilizzo del nome, la “pausa” di inediti dal 1995 fino al 2014 con l’uscita di “The Endless River”, la morte di Barrett nel 2006 e quella, due anni dopo, di Richard Wright. Storm Thorgerson, co-fondatore nel 1968 dello Studio Hypgnosis, che ha realizzato le copertine più iconiche e memorabili del gruppo, ma anche di altre band (Led Zeppelin su tutti). Di Thorgerson (scomparso nel 2013) si può dire a ragione che sia stato il sesto Pf, perché la sua ricerca grafica e fotografica ha saputo catturare come nessun altro l’essenza della musica dei Pf.  Le foto di Furmanovsky e Prime invece mostrano il gruppo al pieno del suo splendore, mentre quelle di Wolman colgono la band, con ancora Syd Barrett, a San Francisco, durante il loro primo tour americano nel 1967.

Gianni Gherardi