Da diciassette anni a Bologna esiste un festival che indaga la rappresentazione del corpo e dell’identità di genere. Una rassegna che attraverso la danza, il cinema, il teatro, la musica e le parole ridefinisce, a volte scardinandola nei preconcetti, la percezione dell’essere umano nella sua fisicità e nel suo spirito. Una rassegna che si interroga su cosa vuol dire essere femministe oggi, che si appropria della diversità come ricchezza, che si avventura tra gli imbarazzi, i nuovi tabù e le conquistate libertà delle giovani generazioni mentre si rapportano alla propria corporalità, al sesso, alla definizione del sé. È “Gender Bender”, che va in scena dal 23 ottobre al 3 novembre, stilando un cartellone di 120 appuntamenti in 20 location diverse.

La qualità delle proposte regge il filo della programmazione che prosegue sul doppio binario: focalizzarsi su temi ben precisi pur nella fluidità della materia e, al contempo, indagare linguaggi artistici innovativi, ibridi, spiazzanti. Non a caso Daniele Del Pozzo, ideatore del festival e curatore di questa edizione insieme a Mauro Meneghelli, è stato insignito per questa sua creatura del Premio Ubu nel 2018.
Una visione che in questi anni ha saputo costruire una rete di relazione che si è saputa espandere trovando partner, pubblici e privati, dentro e fuori i confini nazionali, tanto che oggi Gender Bender forse detiene il primato di sostenitori: 80 contro i 60 della passata edizione. Per non parlare del dialogo, costante e proficuo con le altre realtà culturali della città e della regione.
L’edizione 2019 ha come sottotitolo “Radical Choc” perché ci sono temi e ambiti in grado di stupire e di provocare scosse alla società, affrontando tematiche che ancora inquietano perché ognuno vive un pezzetto, piccolo e circoscritto, di una propria quotidianità. Gender Bender invita invece ad alzare la testa e allargare lo sguardo. Con ironia, con allegria, con orgoglio e con un’attenzione all’ambiente perché parte dell’incasso sarà devoluto al progetto “Foreste in piedi”: per ogni biglietto acquistato verranno tutelati 10 metri quadrati di foresta.
“Gender Bender è radicale nell’ascoltare le voci delle nuove generazioni protagoniste dei lavori di Jan Martens e di Yasmeen Godder, così come per la visibilità orgogliosa delle persone con la sindrome di Down e del loro show Drag Syndrome”, spiegano i curatori.
Tutti i dettagli del programma si trovano sul sito www.genderbender.it incanalando le curiosità del pubblico verso spettacoli, incontri, laboratori, visioni e ascolti.

La prima occasione per una riflessione sul genere è offerta dalla mostra che si inaugura il 23 ottobre al Centro documentazione del Cassero, Autorretrato de una Andrógina di Massiel Leza: l’acquarello, linguaggio di per sé liquido, diventa il mezzo ideale per ritratti in cui l’identità di genere è fluida e volutamente indefinita. L’autrice dialogherà con il pubblico giovedì 24 alle 17.

La questione del femminile e del femminismo, tra passato e presente, è affrontata da diversi punti di vista. Il 24 ottobre alle 20 al Lumière viene proiettato Ask for Jane di Rachel Carey che ha documentato le vicende, drammatiche, del Collettivo Jane, un gruppo di donne che a Chicago nel 1969 hanno aiutato altre donne ad abortire in sicurezza. Sabato 26 alle 18, sempre al Lumière, è in programma Female pleasure di Barbara Miller, che dà voce a cinque donne provenienti da Paesi differenti che hanno affermato la propria sessualità in società patriarcali. L’1 novembre all’Itc di San Lazzaro con Passing the bechdel test di Jan Martens porta sul palco 13 giovani che si interrogano su cosa significa essere femministe oggi

L’idea del sé è tema della coreografa israeliana Yasmeen Godder che arriva per la prima volta a Bologna con due spettacoli: giovedì 24 e venerdì 25 alle 21 al Mercato Sonato va in scena Common emotions in cui sei danzatori indagano le relazioni che nascono all’interno di un gruppo sollecitando una relazione concreta con il pubblico; sabato 26 alle 11 per le scuole e alle 18 per tutti poi domenica 27 alle 18 e alle 20, al Teatro Laura Betti di Casalecchio, si rappresenta Stereotypes Game, una performance interattiva per adolescenti che si interrogano sugli stereotipi di genere e sul loro ruolo nella società.

Un’altra adolescente che si metterà a nudo attraverso l’arte è Fumettibrutti, alias Josephine Yole Signorelli, che ha affidato la sua storia autobiografica al libro P. La mia adolescenza trans, tema dell’incontro di sabato 26 alle 18.30 alla Libreria delle donne.

Il tema del sé e dell’identità fa necessariamente i conti la diversità. Ne è un esempio Kanarie, il film di Christiaan Olwagen che, tra apartheid e bullismo, racconta la storia del giovane Johan in Sud Africa, bullizzato perché è un fan di Boy George: si riscatterà entrando nel coro militare dei Kanaries. Proiezione domenica 27 alle 20 al Lumière.

Si fanno i conti con la tradizione con due spettacoli che rileggono la rivoluzionaria coreografia de L’après midi di un faune di Nijisky in maniera ancora più radicale: Somiglianza di Mattia Russo e Antonio De Rosa; Extended symmetry di Giuseppe Vincent Giampino. Il 27 e il 28 ottobre alle 20.30 al Damslab.

Poi la danza spinge ancor più il pedale della sperimentazione in Un poyo rojo, lo spettacolo dell’argentino Hermes Gaido che intreccia sport (i danzatori si trovano nello spogliatoio di una palestra), teatro fisico e attrazione,  in scena all’Arena del Sole il 31 ottobre alle 21.

Oppure affonda in culture millenarie come fa il coreografo transgender iraniano Sorour Darabi in Savusun che attinge a rituali sciiti per scrivere una lettera d’amore al padre. Sarà in scena ad Ateliersi l’1 novembre alle 21 e il 2 novembre alle 18.30 e al termine di questa rappresentazione il coreografo incontrerà il pubblico.

Ma essere radicali per Gender Bender significa anche portare a Bologna The Drag Syndrome, un gruppo di drag queen e drag king con la sindrome di Down. L’incontro e una performance della compagnia sono in programma per il 29 ottobre alle 19 al Cassero.

Infine il festival si fa parola con la rassegna di incontri “Radicali libere” tra reading e presentazioni delle opere di della francese Claude Cahun o del cileno Pedro Lemebel, di grandissima attualità in questi giorni drammatici per il Paese Sud americano.

Paola Naldi