Carlo Maver, musicista che da anni si esprime tra jazz e world music, si racconta in questi giorni di forzato isolamento.

Come sta vivendo questo periodo?
“Credo un po’ come tutti: suonando, studiando, cucinando, cerando affetto e cercando di sfruttare al meglio questo tempo… E’ una domanda dalle molteplici risposte e dai molteplici aspetti, tralasciando tutti gli aspetti della sofferenza e delle morti che ci sono state, sicuramente questo è un periodo che mostra in maniera forte una serie di dualità. E’ un periodo che permette di entrare in profondo contatto con se stessi, con quello che fai, con ciò che hai. Principalmente dedico il mio tempo allo studio e a cose che non ho mai tempo di fare sugli strumenti e sullo scrivere musica. In questo modo quelle che sono giornate ‘interminabili’ rischiano di diventare corte: nonostante tutto questo tempo e la mancanza di impegni esterni, il tempo sembra non bastare e torna un po’ uno stile frenetico. Questo mi fa domandare allora come mi approccio al mio tempo, forse mi chiedo troppo o forse lo uso male. Trovo interessante questa riflessione che mi viene regalata perché il non riuscire a fare quello che vuoi crea frustrazione e infelicità. Sento allora il bisogno di dedicarmi al corpo, ai miei sensi ad ascoltare, a sentire quanto sono teso. Ho la fortuna di avere a disposizione uno spazio verde con tutta la vita che lo abita. Ecco ritagliarmi il tempo per un ascolto attivo è una delle cose che trovo più interessanti di questo periodo. Parlo di questo perché l’Ascolto è un tema che mi interessa molto ultimamente e più lo approfondisco più vedo che è un tema molto sottovalutato nella musica”.

Sono saltati molti impegni programmati?
“Abbastanza… Stavo lavorando nei nidi e nelle scuole con laboratori musicali ed è stato tutto interrotto. Avevo dei concerti e un piccolo tour di presentazione del mio ultimo disco ‘Volver’ fra Austria, Svizzera e Germania ma anche quello è saltato. Il problema è che oggi nessuno può programmare quindi credo che i musicisti staranno senza lavoro per un bel po’ di tempo. Questo è un grosso problema. Siamo stati i primi a smettere di lavorare e saremo gli ultimi a ricominciare”.

Che mi dice delle tante esibizioni in streaming di questo periodo? ne farà anche lei?
“Si parteciperò anche io al Jazz a domicilio Mercoledì 8 alle 19.30, visibile sulla pagina facebook del Bologna Jazz Festival, su quella del Camera jazz live, su Lepida Tv (canale 118 del digitale terrestre e 5118 di Sky) oltre che sui canali regionali de #laculturanonsiferma. E’ una bellissima iniziativa che coinvolge i musicisti in un momento in cui tutti siamo un po’ ectoplasmi, ed è bella l’iniziativa di raccolta fondi per la Protezione Civile. Vi partecipo anche per senso di comunità e credo che in questo momento sia utile per tutti.

Ma è qualcosa che serve in termini di visibilità?
Nel mio caso fino ad ora no, ad un certo punto mi son ritrovato io a cercare il modo di incrementare gli ascolti e quindi mi sarei trovato a pagare Spotify per rendere più fruibile il mio materiale. Negli ultimi anni ho scoperto la passione di suonare in acustico in solo in ambienti particolarmente riverberati, dalle chiese, alle cisterne romane, alle fabbriche. Trovo che sempre di più se ci sarà un futuro sarà dal vivo, dove potremo essere veicoli di un’esperienza umana”.
Gianni Gherardi