Recensione di Andrea Giovannini di “Le radici dei fiori” di Caterina Cavina

La prima volta che Samuel incontrò Arianna pensò che, nonostante la cicatrice, il naso storto, un incisivo rotto e le labbra screpolate, era bella. Era una delle donne più belle che avesse mai visto. Eppure, allo stesso tempo, mostruosa.
Arianna, la protagonista, è albina, la pallida, la dipendenza dall’alcool l’ha resa debole e precaria, la sua vita è in pericolo. A Wogler, l’anziano dall’animo gentile che l’assiste, anche per un affetto mai svanito nei confronti di Zanna, la nonna di Arianna, non rimane che accompagnarla in clinica per disintossicarsi; ed è qui che Samuel, l’infermiere di turno, le presta le prime cure.
Incontriamo i diversi personaggi del romanzo, gli ospiti fissi della clinica, Rica, Babie, Bruna, Gabe il bello della struttura che ci prova un po’ con tutte e poi Margherita. Impariamo gli acronimi dei trattamenti, i nomi dei farmaci e psicofarmaci, la loro esatta assunzione al fine di ridurne gli effetti collaterali, le diagnosi degli altri pazienti che Arianna individua con intuito, nonostante i pochi esami di medicina sostenuti.
C’è una vita fuori e una vita dentro, forse quest’ultima ancora più semplice per Arianna; disperazione e speranza che si alternano nei racconti e nelle vicende, la dipendenza sempre lì a fare capolino, le dose massicce di farmaci a presidiare menti e istinti. Arianna si porta con sé la violenza subita dalla mamma e dal fidanzato, vittima consapevole delle circostanze anche quando, con meraviglia unanime, si sbarazza con forza delle attenzioni di Gabe.
Il mondo esterno fa ancora paura, lo si osserva dalle terrazze dell’istituto, ma pare poco importare. Mentre per gli altri personaggi il destino appare inesorabilmente segnato, Arianna una speranza la può coltivare, per le dolcezze di Samuel, per le cure che le ridanno smalto, per le parole di Margherita che riesce sempre a capire chi ce la farà.
Una bella e intensa prova letteraria questa per Caterina Cavina, sette anni dopo “La Merla”, a conferma di un talento narrativo mai in discussione.
Una storia coraggiosa raccontata anche attraverso proprie e dolorose esperienze.
Si avverte quel disagio che i singoli personaggi trasmettono al lettore; personaggi ai quali è forse mancato quella determinazione per ribaltare gli eventi del destino, ma anche quel pizzico di fortuna che a volte, nelle nostre esistenze, è assolutamente necessario.