C’è molta Bologna ed Emilia Romagna in questo libro. Ma è inevitabile parlando della storia del Festival di Sanremo: sono ben 15 le vittorie di cantanti della regione, ma decine i corregionali passati su quel palco. E solo tra i Bolognesi, tra la cantante che ha vinto la prima edizione (Nilla Pizzi) e il gruppo che ha vinto una delle ultime (gli Stadio), come non ricordare almeno Lucio Dalla e Miki, Giorgio Consolini e Junior Magli, Franz Campi e  lo Stato Sociale, i Pooh e Barbara Cola, Angela Baraldi e Paolo Mengoli, Gianni Morandi e Silvia Mezzanotte con o senza Matia Bazar con cui ha anche vinto… tra gruppi e solisti sono ben 33 le partecipazioni bolognesi, più quelle, come autori, di  Luca Carboni, Valerio Negrini, Roberto Ferri ecc.

Poi, bolognesi sono gli autori: lo storico della musica Lucio Mazzi e il giornalista sportivo Marino Bartoletti, e bolognese (oddio, di San Lazzaro…) l’editore Gianni Marchesini che non si è limitato a pubblicarlo, ma che ci ha lavorato con una passione e un impegno spintisi molto oltre le normali incombenze di un editore.

Che poi uno dice, un altro libro su Sanremo? Ce ne sono tanti…

Ma Sanremo è una realtà in continuo divenire: ogni anno alla sua storia si aggiunge un capitolo e il prossimo febbraio questi capitoli saranno 70: un compleanno che va festeggiato.

E non è solo questo: raccontare le mille storie di questa storia finisce per dire molto dell’Italia di questi decenni. Perché alla fine le canzoni di Sanremo sono sempre state lo specchio fedele della nostra società, anno dopo anno. Dalle reminiscenze di una guerra il cui ricordo, negli anni ’50, era ancora troppo vivo, alla ventata di novità portate dagli anni ’60; dagli anni di piombo e le contestazioni dei ’70, all’edonismo disimpegnato degli ’80, fino ad arrivare alla nuova canzone italiana di oggi che racconta di una società ormai multicolore, viva, ricca e contraddittoria.

E poi, certo, la musica e le sue piccole grandi rivoluzioni: quella dirompente di Modugno, nel 1958 con “Nel blu dipinto di blu”, quella di Celentano che nel 1961 prende a calci il “belcanto all’italiana” smozzicando la sua  “24.000 baci”, quella di un Vasco Rossi quasi spaurito a proporre inconsapevolmente un inno generazionale come “Vita spericolata”, quella portata, quasi in punta di piedi, dai tanti rappresentanti della canzone d’autore… Perché al contrario di quello che si possa credere (e che spesso viene detto), si contano davvero sulle dita di una mano i grandi cantautori italiani che non abbiano mai avuto niente a che fare col Festival: Bennato, Ligabue, Branduardi… ma quasi tutti gli altri per il festival in un modo o nell’altro ci sono passati o ci hanno provato. Compresi alcuni “insospettabili” (de Andrè, Guccini, De Gregori, Venditti, Conte…) magari nascosti tra gli autori di una canzone…

Ma questa storia del Festival sarebbe poi come altre già uscite sull’argomento se questo libro non fosse arricchito da qualcosa in più che ne determina l’unicità: i “dietro le quinte”, i ricordi personali, le curiosità, i “segreti svelati” di Marino Bartoletti che sopra o sotto il palco, di Festival ne ha vissuti tantissimi. É lui che fa di questo libro qualcosa di assolutamente inedito e che permette di unire al doveroso rigore di classifiche, statistiche, date e dati, il fuoco vivo del racconto in prima persona.

Gianni Gherardi

L’almanacco del Festival di Sanremo – Marino Bartoletti e Lucio Mazzi – Gianni Marchesini  Edizioni. 384 pagine, 29.90€