Se si ama una città la si vive con passione in tutte le stagioni, quelle dell’anno e quelle della vita. È quello che dimostra di fare Grazia Verasani con l’ultimo romanzo “Come la pioggia sul cellofan” pubblicato per la collana Farfalle di Marsilio. Torna Giorgia Cantini, l’ombrosa investigatrice privata, ma soprattutto torna Bologna con i suoi portici, le sue piazze, i suoi bar, i suoi riti. Grazia e Giorgia sono cresciute insieme, hanno lasciato da parte la vita di notte perché ci sono ombre più scure e più pesanti nell’animo e nel cuore. Sono donne e parlano di donne. Giorgia indaga su un caso di stalking: Furio Salvadei, musicista di successo ma un po’ fuori forma che viene perseguitato da una fan troppo insistente. Grazia con la sua scrittura si intrufola nella mente delle protagoniste, fa luce sulle questioni femminili, intercetta debolezze, rancori e riscosse. E alla fine sono gli uomini a non riuscire ad emergere dall’ombra.
Poi sì c’è Bologna con la sua bellezza di giorno, da signora matura intrisa di malinconia ma fiera. “La sera ventosa di un venerdì bolognese mi ha risucchiata nei suoi cliché di allegria forzata, neon, birre annacquate, pub che aprono e chiudono alla velocità della luce, giovani e meno giovani accalcati nei locali, oppure fuori a fumare: gente abbastanza alticcia da rivendicare per sé il Si minore della malinconia condivisa”, scrive Grazia Verasani.
Non c’è  bisogno di effetti speciali per stare appiccicati alla lettura di questo romanzo. Non ci sono rincorse nel tempo, accelerazioni del battito cardiaco e affanni. C’è invece il piacere di soffermarsi sui paesaggi urbani che magari percorriamo ogni giorno di fretta, di affondare nei pensieri dei personaggi, di perdersi con loro nelle incertezze della vita. Per poi uscirne col sorriso.

Paola Naldi