Reggio Emilia ricorda con una mostra a Palazzo da Mosto il ruolo di Cesare Zavattini all’estero, nel clima della Guerra Fredda e delle grandi contrapposizioni ideologiche. L’esposizione “Zavattini oltre i confini. Un protagonista della cultura internazionale” propone infatti un itinerario che porterà Zavattini al di fuori dei nostri confini, facendone emergere il ruolo cruciale di formidabile diffusore della cultura italiana del secondo ‘900 e in particolare del neorealismo. Grazie alla sua intensa partecipazione a convegni e corsi di formazione nei paesi decolonizzati, alle collaborazioni con riviste e alle co-produzioni cinematografiche. Il progetto, curato da Alberto Ferraboschi, indaga l’attività svolta da Zavattini nei diversi ambiti artistici e geografici ma approfondisce anche degli aspetti poco noti. Come il viaggio sulle orme di Van Gogh o i suoi rapporti con lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez e gli ambienti cosmopoliti ebraici. In esposizione migliaia di carte originali, dattiloscritte e manoscritte, e annotazioni autografe, insieme a fotografie, video, manifesti e libri. La mostra è poi arricchita da alcuni dei suoi inseparabili oggetti, la macchina da scrivere, il basco e la borsa da viaggio. Oltre a 150 quadri provenienti dalla Pinacoteca di Brera, facenti parte della celebre collezione di “8×10” che Zavattini aveva raccolto negli incontri con alcuni tra i più importanti artisti del secolo scorso. Tra i tanti, in mostra Balla, Ligabue, Burri, Baj, Guttuso, De Chirico, Fontana, Munari, Dorfles, Sironi, Depero, De Pisis, Pistoletto e Rotella. L’ultima sala è infine dedicata agli scatti inediti di uno dei maggiori fotografi italiani, Gianni Berengo Gardin, realizzati in occasione del lavoro che ripropone la Luzzara di Zavattini nel libro fotografico “Un paese vent’anni dopo”.