Gli ‘Stolpersteine’, in italiano tradotti come ‘pietre d’inciampo’, sono il frutto di un progetto del settantaduenne artista tedesco Gunter Demnig. Formelle della memoria, strumenti contro l’oblio, il negazionismo e il revisionismo storico, che Demnig produce una per una nel suo laboratorio di Frechen e che poi va a interrare personalmente davanti alle ultime abitazioni delle vittime. Le prime furono installate per la prima volta nel 1995, senza autorizzazione, nella città di Colonia. Oggi questi sampietrini con la superficie di ottone lucente, 10×10 centimetri, sui quali sono incisi i dati dei deportati nei campi di sterminio nazisti. sono diffuse in diciassette Stati, Italia compresa, tesserine di un mosaico che rende visibile a tutti l’orrore della deportazione. Da venerdì 10 gennaio le ‘pietre d’inciampo’ saranno anche a Bologna grazie alla volontà del Tavolo cittadino della Memoria, che riunisce varie realtà. Le pietre verranno collocate a partire dalle 9 in via Rimesse 25, abitazione della famiglia Baroncini. Alle 10 in via del Cestello 4 per Mario Finzi, alle 10,30 in Strada Maggiore 13 per la famiglia Calò e alle 11,20 in via de’ Gombruti 9 per la famiglia Orvieto. La posa avviene, per volontà di Demnig, nel più rigoroso silenzio con un saluto del Sindaco Merola alle 11,30, dopo l’ultima. “Sono sempre inorridito – osserva l’artista – ogni volta che incido i nomi, lettera dopo lettera. Ma questo fa parte del progetto, perché così ricordo a me stesso che dietro quel nome c’è un singolo individuo. Si parla di bambini, di uomini, di donne che erano vicini di casa, compagni di scuola, amici e colleghi. E ogni nome evoca per me un’immagine. Vado nel luogo, nella strada, davanti alla casa dove la persona viveva. L’installazione di ogni ‘Stolperstein’ è un processo doloroso ma anche positivo perché rappresenta un ritorno a casa, almeno della memoria di qualcuno”.