La mostra dedicata ad Antoni Muntadas a Villa delle Rose, in via Saragozza 228/230, si apre con un cartello segnaletico, che recita “Attenzione, la percezione richiede impegno”. Manifesto programmatico in scala ridotta in uno degli ‘artefatti’ artistici, come Muntadas ama chiamare lavori stratificati e mai immediati. Tassello iniziale del percorso dedicato all’artista nato a Barcellona nel 1942 ma di base a New York, che insegna al Mit di Boston e allo Iuav di Venezia, tra i pionieri dell’arte concettuale. Il titolo dell’esposizione, gratuita per la durata di “Art City”, fa riferimento a una frase dello storico dell’arte Mark Wigley, che lo ha definito “una città piuttosto che una persona, una rete di spazi di scambio che opera per lunghi periodi piuttosto che un individuo”. A sottolinearne il carattere di instancabile tessitore di connessioni. Muntadas, che aveva iniziato con la pittura prima di sperimentare i più diversi ‘media art’, si occupa di globalizzazione, capitalismo transnazionale, relazione tra pubblico e privato, rapporti tra monumenti e memoria. I suoi sono paesaggi nuovi, determinati dalle tecnologie e analizzati con work in progress di anni, come raccontano i 21 lavori. “La Televisiòn”, del 1980, vede una vecchia tv in un angolo alto, mentre immagini pubblicitarie vengono proiettate come diapositive sull’apparecchio spento, in sottofondo la canzone “La Televisiun” di Jannacci. Il lungo video di “Political Advertisement” disvela invece le trasformazioni degli spot tv di propaganda politica dal 1952 a oggi e il sito www.thefileroom.org, che dal 1994 raccoglie casi di censura su scala globale, ben prima di WikiLeaks. Materiali di Muntadas sono visibili anche alla Fondazione Zeri di piazzetta Morandi, tre grandi progetti realizzati negli ultimi anni.

Piero Di Domenico

Villa delle Rose

Via Saragozza 228/230

Muntadas. Interconnessioni

Fino al 22 marzo