Archiviato il successo della stagione 2019 che, secondo quanto dichiarato dal sovrintendente Fulvio Macciardi, è stata molto apprezzata facendo registrare un incremento di pubblico del 25% rispetto a quella precedente, il Teatro Comunale di Bologna si appresta a inaugurare l’annata 2020, il 24 gennaio, con l’opera di Richard Wagner, “Tristan und Isolde”, un titolo che non si rappresentava dal 1996 quando venne diretta da Christian Thielemann. Questo nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con il Théâtre Royal de la Monnaie/De Munt di Bruxelles, dove è andato in scena lo scorso maggio, è firmato dal regista tdesco Ralf Pleger, che fa così il suo debutto in Italia. La bacchetta sarà invece quella dello slovacco Juraj Valčuha che, al contrario, a Bologna è un volto noto e molto apprezzato. In molti lo vorrebbero alla direzione stabile del Teatro Comunale, ma ricopre lo stesso incarico già al Teatro di San Carlo di Napoli. Nelle cinque recite in cartellone (26, 28, 29 e 31 gennaio le altre), il doppio cast, in parte quello belga e quasi tutto di madre lingua, sarà capeggiato dal Tristano di Stefan Vinke e Bryan Register e dalla Isotta di Ann Petersen e Catherine Foster. “Tristan und Isolde” è naturalmente solo il primo titolo di un cartellone che a Bologna non era mai stato così corposo, almeno negli ultimi quarant’anni: dodici allestimenti operistici (di cui uno composto da un dittico), quattro serate di danza e diciotto concerti sinfonici. Segno che la Fondazione gode di buona salute, il bilancio è in pareggio per il quarto anno consecutivo, e che i momenti difficili di risanamento di qualche tempo fa sono stati superati, anche se il prezzo pagato è stato alto, soprattutto da parte dei lavoratori. Adesso il Comunale può finalmente programmare a più lungo termine (dopo alcuni anni di tagli, il Fus gli ha riconosciuto un incremento nei contributi) e annunciare già il titolo di apertura della stagione 2021, “Der Rosenkavalier” di Richard Strauss, altra opera assente da molto tempo, e che nei prossimi anni seguiranno altri quattro capolavori di Richard Wagner, opere che hanno visto il loro debutto italiano proprio nel Teatro Comunale di Bologna. Le altre dodici opere che compongono il cartellone spazieranno, come di consueto, dal Settecento ai giorni nostri, mettendo assieme grande repertorio e novità del panorama contemporaneo. A parte “La bohème”, pluripremiata produzione firmata dal regista inglese Graham Vick ripresa dalla stagione 2018 e riproposta dal 12 al 23 dicembre, una sorta di regalo di Natale, tutti gli altri spettacoli saranno delle novità per Bologna. E’ il caso della “Madama Butterfly” di Puccini (20-27 febbraio) allestita a Torino da Damiano Michieletto con la bacchetta di Pinchas Steinberg, de “La Cenerentola” di Rossini (18-24 marzo) nella versione pop-surrealista di Emma Dante e la direzione della taiwanese Yi-Chen Lin, di “Adriana Lecouvreur” di Francesco Cilea che torna dopo 27 anni (9-17 maggio) in un nuovo allestimento ideato da Rosetta Cucchi e diretto dal maestro israeliano Asher Fisch. Sul palco, atteso debutto nel ruolo del titolo della soprano lettone Kristine Opolais, ospite per la prima volta del teatro bolognese. E poi la donizettiana “Lucrezia Borgia” (16-23 giugno), coprodotta con alcuni teatri spagnoli, uno spettacolo molto innovativo della regista Silvia Paoli con protagonisti Yolanda Auyanet e Stefan Pop. Alla grande tradizione appartiene naturalmente “Otello” (11-18 novembre), che verrà presentato nella nuova versione registica di Gabriele Lavia, già autore di numerosi Otello in prosa e qui al debutto con quello operistico musicato da Giuseppe Verdi. Sul podio torna Asher Fisch, nei ruoli principali Gregory Kunde, Franco Vassallo e Mariangela Sicilia. I restanti titoli si scostano per vari motivi dal filone più tradizionale, anche se alcuni sono molto conosciuti dal grande pubblico come la verdiana “Luisa Miller” presentata in forma semiscenica con progetto artistico e regia del bolognese Mario Nanni e “L’elisir d’amore” di Donizetti affidato ai giovani del progetto Opera Next. E’ dedicato al Novecento storico, invece, il dittico composto da “La mano felice” di Arnold Schönberg e “Il castello del principe Barbablù” di Bartók (7-12 luglio), due atti unici fusi assieme nel nuovo progetto creativo del duo ricci/forte, anch’essi impegnati per la prima volta al Comunale. Mentre è di recente composizione “Eternapoli” del bolognese Fabio Vacchi che riporta così, dopo molti anni, un lavoro di teatro musicale nella sua città: verrà presentato negli spazi dell’Arena del Sole il 27 e 28 marzo con la bacchetta di Claire Gibault, storica assistente di Claudio Abbado e cofondatrice dell’Orchestra Mozart. Il testo di “Eternapoli” è ispirato al romanzo “Di questa vita menzognera” di Giuseppe Montesano e la voce recitante è quella di Toni Servillo. Il cartellone sarà completato con l’insolita proposta, una sorta di forzatura per una stagione lirica, di un brano del grande repertorio sinfonico-corale, l’oratorio “La Creazione” di Haydn (23-24 aprile), affidato al Maestro del Coro del teatro, Alberto Malazzi.

Nicola Pirrone