Non proprio tutti sono a proprio agio con le nuove tecnologie ma lo sforzo è notevole e va premiato. I musei civici di Bologna si adeguano all’emergenza coronavirus e non potendo aprire le porte delle proprie sedi arrivano nelle case sulle autostrade della rete. Basta seguire le pagine Facebook e i profili social delle istituzioni e dei singoli curatori per scoprire un fiorire di iniziative che permettono di viaggiare nell’arte con gli occhi, con la fantasia, seguendo racconti, scaricando attività ludiche, scoprendo gioielli nascosti e avventurandosi in mostre che si potranno vedere, si spera proprio, anche dal vero.

Ultima in ordine di arrivo è l’esposizione Il Camino dei Fenicotteri: i disegni dei Casanova dall’Æmilia Ars alla Rocchetta Mattei che avrebbe dovuto tenersi al Museo Davia Bargellini dal 15 marzo e che invece viene raccontata dal 24 marzo, tramite video, sulla pagina Facebook dei Musei Civici d’arte antica. L’ambito è chiaro: una serie di disegni, appunto, che fanno parte di una vasta raccolta di opere che documentano la straordinaria stagione creativa a Bologna tra fine Ottocento e inizio Novecento. Quell’Aemilia Ars che declinò nella parlata emiliana lo spirito dello stile Liberty e la nuova tendenza a unire arte e artigianato. In particolare ci si sofferma su un disegno di Giulio Casanova per un camino, detto appunto dei “Fenicotteri” che poi venne realizzato in ceramica dalla manifattura dei fratelli Minghetti per essere collocato alla Rocchetta Mattei di Riola di Vergato. Curiosa la frase che viene riportata e che potrebbe ben rappresentare questo periodo di quarantena forzata: “HAEC OTIA NOBIS SED LIBERTATEM MAVIMUS AERIS”, che si può tradurre con “ci si offre questa tranquillità ma noi preferiamo la libertà dell’aria”.

Mancano un po’ di verve, ma il dettaglio si può perdonare, alle altre proposte dei Musei civici d’arte antica, come il racconto della mostra “Imago splendida” o la presentazione di alcune belle opere delle Collezioni comunali d’arte, come il ritratto di Ippolita Obizzi Campeggi eseguito da Benedetto Gennari, accompagnato da una laconica didascalia “Eleganza bolognese del ’600”.

Frizzanti invece le incursioni di Roberto Martorelli, curatore del Museo del Risorgimento e della Certosa, nel suo profilo FB: le foto – sempre con un libro, una tazza di tè e il paesaggio dalla propria terrazza di casa – introducono un link in cui scoprire autori come Majani a Cervellati e riviste quali “Bologna che dorme”.

Lorenzo Balbi e lo staff del Mambo si prodigano in diversi modi: la più curiosa è una descrizione della mostra in corso AgainAndAgainAndAgainAnd nella lingua dei segni. Ma da non perdere ogni giorno la rubrica “#2minutidiMambo” che propone anche documenti unici come l’intervista con la vera voce di Giorgio Morandi, realizzata nel 1955 da Peppino Gino Mangravite, insegnante della Columbia University: “Penso che la sua visione della pittura sia chiara, semplice e serena. Come vi è arrivato?” chiedeva lo studioso; “Mi è molto difficile dirlo. Ho paura delle parole. Ecco perché dipingo”, rispondeva il maestro bolognese.

Il Museo archeologico dà la sveglia ogni giorno con qualcosa di nuovo. L’ultimo “Buon lunedì” era accompagnato da un piccolo pdf da stampare per tenere impegnati e stimolare i più piccoli che potranno colorare, tagliare, incollare e – alla fine – utilizzare un recipiente e un elmo piceni. E chi ancora non avesse fatto in tempo a vedere la mostra Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna intanto può immaginarsela ascoltando l’intervento di Giuseppe Sassatelli, uno dei curatori.

Paola Naldi