Dal “Decameroticus” di Giuliano Biagetti alle “Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti” riconducibile a Joe D’Amato e a “Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno” di Bitto Albertini. Tre film del 1972 lontani parenti del “Decameron” di Pasolini, a segnare l’esplosione di una commedia all’italiana declinata in chiave erotica, che ammiccava all’immaginario di un’epoca sfiorata dalla montante rivoluzione sessuale. In cui seni al vento e intimo sexy si traducevano in film ammiccanti come “Giovannona Coscialunga disonorata con onore” o “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”, con il loro forsennato mix tra farsa ed erotismo. Nel giro di poco tempo quei film consentirono all’Italia del boom economico di scoprire il sesso, il peccato e l’erotismo, trasformandosi in poco tempo in uno dei generi più prolifici. Una stagione prima negletta e poi riscoperta, rivendicata dai suoi protagonisti a lungo imbarazzati e ripercorsa in una mostra fotografica, “Cultissimi-Mitissimi-Bellissimi”, a cura di Matteo Giacomelli, da Spazio e Immagini, in via Solferino 6/a. Con una selezione di 30 fotografie di scena del cinema popolare italiano degli anni ’60 e ’70, tratta da una collezione più ampia di 300 stampe originali d’epoca presenti in galleria. La mostra si focalizza su autori come Dino Cavicchioli, Antonio Casolini, Mario Mazzoni e tanti altri. E su attrici come Laura Antonelli ne “Il merlo maschio”, Edwige Fenech ne “La Pretora”, la bolognese Gloria Guida ne “L’affittacamere” e Sydne Rome ne “La Sculacciata”, tutte immortalate sui diversi set. Nel percorso non manca nemmeno il filone di cinema più esotico con le Seychelles di Laura Gemser in “Free Love” o la Santo Domingo di Nadia Cassini ne “Il dio Serpente” di Piero Vivarelli. Nella mostra, aperta dal martedì al sabato dalle 15,30 alle 19 con ingresso di una persona per volta e appuntamento consigliato, fa capolino anche il ’68. Con film come “Sai cosa faceva Stalin alle donne?”, con Helmut Berger e la colonna sonora di Ennio Morricone, e “Italiani! E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate” di Vittorio Sindoni, giocati tra la crisi del dogmatismo militante comunista e il rapporto conflittuale con la società dei consumi.

Piero Di Domenico