Sembra finalmente ben avviato il recupero della nostra tradizione musicale (in senso lato) dopo decenni in cui ci si sdilinquiva per la musica celtica, l’etnica senegalese, l’onnipresente taranta o il son cubano. Tutto fantastico se non fosse che apprezzare queste musiche popolari comportasse automaticamente ascoltare con… la puzza sotto il naso (!) musiche altrettanto nobilmente popolari come la bolognese filuzzi o anche il liscio romagnolo.

E questo nonostante grandi musicisti come Marco Marcheselli, figlio del mitico Leonildo, ormai unico depositario della sapienza musicale legata all’organetto bolognese, o come il cantautore dialettale Fausto Carpani (ma i nomi sono molti) da tempo si adoperino per dare dignità a questo universo musicale (grande musica scritta con la finalità del ballo) snobbato da chi poi decanta la musica popolare di qualsiasi altra parte del mondo. Sempre in attesa che esperti come Carlo Pelagalli si decidano a metterne per iscritto la storia che, compiutamente, non è mai stata raccontata.

Il Trio di Leonildo Marcheselli (al centro)

Oggi operazioni come  Osteria del Mandolino (leggi qui) o come l’iniziativa del 14 agosto in piazza Maggiore cercano di ridare nobiltà alla musica dei nostri padri, l’unica profondamente e radicalmente bolognese.

Ma proprio l’idea di trasformare il crescentone in una balera può essere lo spunto vincente per avviare un circolo virtuoso che porti finalmente ad apprezzare la musica della città della musica.

Barbara Lucchi e Massimo Venturi

Dalle 21, 30, con la conduzione di Mauro Malaguti di Radio Sanluchino,  le orchestre di Massimo Budriesi, erede dello storico Ruggero Passarini, Barbara Lucchi, e Massimo Venturi, a ricordare quelle di Dino Lucchi e Carlo Venturi, e poi Marco Marcheselli e il suo organetto Biagi, Fauso Carpani e il dialetto cantato, Carlo Pelagalli e le sue storie di frulli, trascineranno in pista giovani e meno giovani in valzer, polke e mazurche che, ballati “alla filuzzi” sono sempre un po’ diversi, nei ritmi, nei passi, dagli stessi balli eseguiti in maniera “classica”. E a mezzanotte Andrea Mingardi racconterà in musica in quali territori musicali può portare l’amore per il dialetto.

In pochi anni le balere dove questo tipo di ballo era di casa si sono ridotte a un decimo, ma il 14 agosto tutta la piazza sarà una balera che orgogliosamente risuonerà di una musica autenticamente nostra.

Lucio Mazzi