La parte più bella è la lunga predella con i miracoli di San Vincenzo Ferrer dipinti da Ercole de’  Roberti, oggi conservata ai Musei Vaticani. Ci si immerge letteralmente in quelle figure minute, nei dettagli delle pose, nel rigore scenografico, in quei colori lividi e brillanti allo stesso tempo. Si può partire quindi da qui per rivedere il Polittico Griffoni che dopo tre secoli e mille vicissitudini torna a ricomporsi grazie alla mostra La riscoperta di un capolavoro che Genus Bononiae, per volere del presidente Fabio Roversi Monaco, ha allestito a Palazzo Fava, in via Manzoni.

L’opera – complessa e maestosa – a partire dal 1472 adornava la sesta cappella a sinistra di San Petronio, appartenente appunto alla famiglia Grifoni, ma fu smembrata nel 1725 per le smania di monsignor Pompeo Aldrovandi che, venuto in possesso della cappella, volle rimodernala liquidando il Polittico, troppo ingombrante, colorato, enigmatico: le singole parti furono ridotte a dipinti da camera e messi sul mercato dell’arte fino a quando non furono acquistati da prestigiosi musei di tutto il mondo – il Louvre, la National Gallery di Londra, la Pinacoteca di Brera, la National Gallery di Washington, i Musei vaticani, la Pinacoteca di Ferrara, la Fondazione Cini di Venezia, Villa Cagnola di Gazzada, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam – che li hanno esposti nelle quadrerie.
E così si presentano ai visitatori della mostra bolognese che li rimette tutti insieme per la prima volta. Per fortuna perché le pale d’altare, altissime e maestose, fuori dallo sguardo diretto, servono alla preghiera e alla devozione e non all’ammirazione del pubblico. Invece presentati ad altezza uomo, i pezzi del Polittico si mostrano in tutta la loro bellezza. Delicatissima Santa Lucia dipinta da Francesco del Cossa, con gli occhi simboli del suo martirio come petali di un fiore. Diafana la scena dell’Annunciazione racchiusa in due tondi. Maestoso San Vincenzo Ferrer che era al centro della composizione. Audace San Floriano dipinto con la spada e con le sembianze del committente: Floriano Grifoni.
Fu lui, membro di una delle dinastie aristocratiche bolognesi, a chiamare da Ferrara nel 1470 Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa a ornare la cappella di famiglia. Siamo nel fiore del Rinascimento emiliano, con gli artisti cresciuti alla corte degli Este a fare da spola tra la bassa e quel Comune su cui incombevano i Bentivoglio e in cui la fabbriceria di San Petronio andava definendo un gioiello di architettura, specchio del potere civile più che ecclesiastico.
La mostra a Palazzo Fava racconta le vicende del Polittico, della scena artistica emiliana e del cantiere di San Petronio. Rimette insieme i pezzi di storia e per la prima volta, grazie alle tecnologie della Factum Foundation, ricompone virtualmente, nell’architettura originaria, il Polittico. Ne sono nate alcune considerazioni e nuove ipotesi critiche come l’esclusione di due tavolette, tradizionalmente attribuite al Polittico, che sono coerenti per stile alla composizione ma non per le dimensioni: sono quelle provenienti dalla Fondazione Cini di Venezia che rappresentano “Santa Caterina d’Alessandria” e “San Girolamo”.


L’emergenza sanitaria, oltre a ritardare l’inaugurazione prevista per il 12 marzo, ha impedito che due parti del Polittico, “Santa Apollonia” e “San Michele Arcangelo”, rimanessero bloccate al Louvre per la chiusura delle frontiere. Arriveranno presto, hanno assicurato gli organizzatori. C’è comunque da perdersi in questa mostra, sebbene sia raccolta, da visitare seguendo le nuove disposizioni di sicurezza. È prorogata fino al 31 dicembre ma si spera di arrivare al 9 gennaio, recuperando i turisti che forse torneranno a Bologna per le feste di Natale.

Paola Naldi

La Riscoperta di capolavoro
Palazzo Fava, via Manzoni 2
Orario: da lunedì a domenica 9-22 Info: 051 19936343