Non basta un bacio, anche se è uno dei suoi scatti più famosi, per apprezzare la prolifica produzione di Robert Doisneau, fotografo francese che a partire dagli anni Cinquanta ha raccontato la sua Parigi, ha condensato in un attimo la bellezza della vita quotidiana cogliendone sempre i lati più divertenti, insoliti, ironici. Grazie alla cura delle figlie – Francine e Annette – che nel 1986 hanno dato vita all’Atelier intitolato al padre, la sua bulimia nel rappresentare il mondo sta venendo alla luce nella sua completezza, e lo si può toccare con mano con la retrospettiva “Robert Doisneau” allestita a Palazzo Pallavicini, in via San Felice 24, fino al 21 giugno.

Rispettate le misure del Governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus, saranno ammessi solo 120 visitatori per volta ma le sale sono ampie e c’è tutto lo spazio per godersi la carrellata di immagini: 143 scatti, in bianco e nero e a colori, dalle fotografie di strada ai curiosi bigliettini per augurare l’arrivo dell’anno nuovo, dalle feste in meravigliose ville alle nuove periferie della capitale francese, dai frammenti di vita privata della famiglia ai ritratti di artisti e personaggi famosi incontrati da Doisneau: Picasso, Giacometti, Léger, Colette, Nike de Saint Paul, Prévert.

“È senza dubbio la sua capacità di lasciare la porta aperta al caso in ogni momento che rende così sconcertante l’analisi di fotografie la cui prima lettura risulta apparentemente semplice – spiegano le figlie -. “È sempre con l’imperfetto dell’obiettivo che si coniuga il verbo fotografare” diceva Jacques Prévert. E nostro padre coniugava il verbo fotografare dalla mattina alla sera, la sua vita era ritmata da scatti che invadevano l’appartamento di famiglia, il cui studio era il cuore pulsante. I giorni si svolgevano in un odore di iposolfito, scandito dal suono delle chiamate telefoniche, dal sibilo dell’otturatore della Rolleiflex, dalle emanazioni di calore del congelatore. A casa, la fotografia regnava sovrana”.

Si sa, Doisneau girava per le strade in cerca dei suoi soggetti che raccontassero la poesia dei minimi dettagli anche se, maniacalmente, studiava la posa perfetta, le simmetrie, i giochi di luce, le coincidenze, le assonanze tra le forme. Si sa che il famoso “bacio” non fu rubato ma il fotografo, avendo perso l’attimo, chiese alla coppia di giovani di replicare la loro bella effusione. Ma ciò non toglie nulla al messaggio che voleva dare il fotografo: la bellezza della vita è davanti a noi, basta saperla coglierla, ma a volte è necessaria costruirla. “Il mondo che stavo cercando di mostrare era un mondo in cui mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che volevo ricevere. Le mie foto erano come la prova che questo mondo potesse esistere”, disse l’autore a Frank Horvat nel 1990.

Paola Naldi

Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24
Robert Doisneau
Fino al 21 giugno
Orario: giovedì-domenica 11-20.